Alex Smith, l’iron man dal cuore d’oro

Suggested soundtrack: Life, Ludovico Einaudi Ft. Nathan Wu

 

Fino a 6 anni fa, Alex Smith era il tipico inglese flaccido dalla birra facile, assiduo frequentatore di divani. Il fitness, così come lo sport in generale, lui non aveva la benché minima idea di cosa fossero, al massimo sudava agitandosi per tifare la sua squadra di calcio quando la vedeva giocare in tv, e questo per lui era il massimo dello sforzo fattibile in giornata. Ma il 25 gennaio del 2011 successe qualcosa che sconvolse radicalmente le sue abitudini. Dopo ripetute analisi e diversi test per capire il motivo per cui suo figlio di soli quattro anni e mezzo avesse così tante difficoltà a camminare, finalmente arrivò la diagnosi: Harrison era affetto dalla sindrome di Duchenne.

La sindrome di Duchenne è una di quelle sindromi rare, si potrebbe definire una forma ancora più grave della più comune distrofia muscolare. E’ una malattia genetica degenerativa che colpisce principalmente i bambini maschi e provoca un deterioramento graduale delle fibre muscolari, che dopo un’ipertrofia iniziale vanno in necrosi fino a scomparire. Gli ultimi muscoli a spegnersi sono cuore e polmoni. La sopravvivenza media stimata degli individui che ne sono affetti è intorno ai 25 anni, anche se al giorno d’oggi, grazie ai progressi della medicina, le prospettive di vita si sono allungate fino ai 50 anni, di cui comunque più della metà viene trascorsa in una sedia a rotelle.

La malattia di suo figlio ha sconvolto Alex, a tal punto che ha deciso di acquistare uno spazio sul tabloid inglese Evening Standard, facendovi pubblicare un articolo dal titolo provocatorio “I wish my son had cancer”. “Se mio figlio avesse avuto il cancro, almeno ci sarebbe stata qualche possibilità di curarlo” – spiega in un’intervista.

Al tempo stesso la malattia ha innescato in lui una fortissima motivazione. Voleva diventare un padre forte. Talmente forte da riuscire a sollevare il figlio, quando una volta diventato più grande non avrebbe potuto più muoversi, ma soprattutto voleva stringere un legame ancora più intenso con lui e far capire al resto del mondo la dura realtà di questa terribile malattia di cui pochi sono a conoscenza.

Da lì ha incominciato ad allenarsi duramente, finché gli è scattata l’idea di partecipare ad un Ironman, così da far provare anche ad Harrison l’ebbrezza di chiudere un gesto sportivo eclatante. L’Ironman è una variante del Triathlon olimpico, ma prevede distanze ben più lunghe: 3,8 km a nuoto180 in bicicletta e una maratona di corsa. E’ una delle gare più impegnative che un uomo possa affrontare, richiede tanto allenamento, oltre ad una forte motivazione psicologica.

Alex Smith si è lanciato in quest’impresa pazzesca, portandosi letteralmente sulle spalle suo figlio che al tempo avendo 8 anni, pesava 40 kg. Attrezzandosi di un mini catamarano per la gara a nuoto e di una speciale carrozzina su cui ha fatto sedere Harrison, è riuscito a battere molte altre persone che partecipavano, battendo addirittura il suo record personale nel nuoto.

Smith è l’ennesima testimonianza di come le motivazioni interiori siano fondamentali per dare la spinta decisiva. Quando si è in grado di visualizzare una solida immagine mentale di ciò che si vuole raggiungere, nulla può fermarci, tutto si mette in moto per trasformare le nostre visioni in realtà: la forza interiore diventa azione, le azioni diventano fatti. Dall’amore per suo figlio, Alex Smith ha tratto una forza incredibile, ma è stato anche intelligente nel trovare un senso in quell’ondata di negativismo che lo aveva assalito. Ha resistito dall’essere una vittima in balìa degli eventi, quelle sono cose per persone deboli.

Ma lui non ha ceduto, doveva essere un padre forte.

Trova il tuo pretesto, la tua motivazione interiore, qualunque essa sia. Ama ciò che fai e mettici passione. 🙂

Stay hungry, stay healthy

 

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